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Una riflessione "televisiva" sull'orto al nido

Capita, e fa piacere, che la televisione si occupi di quello che accade nel mondo degli orti e dei giardini educativi. Ecco l'esperienza dell'Orto al Nido nel servizio di "Ora Verde", la trasmissione di TV Libera Pistoia.


Buona visione e buon ascolto!

In attesa di scrivere un nuovo post dedicato agli orti urbani che ho visitato nelle ultime settimane, lascio spazio alle parole e alle immagini di una trasmissione televisiva cui ho partecipato qualche tempo fa. Buona visione e buon ascolto!




Torna il corso su orti scolastici e giardini educativi

CONFERMATA L'EDIZIONE DEL 4 E 5 MARZO, IL CORSO SARA' REPLICATO IL 18 E 19 MARZO 2017 PER IL GRANDE NUMERO DI ISCRIZIONI PERVENUTE.

Si svolgerà nei giorni 04 e 05 marzo 2017Lucca la prossima edizione del corso dedicato agli orti scolastici e ai giardini educativi.
Il corso si prefigge lo scopo di fornire competenze e conoscenze per avviare percorsi educativi e didattici facenti uso di spazi esterni in cui realizzare orti e giardini educativi.
Ecco le principali caratteristiche del corso:
  • Destinatari: insegnanti, educatori, operatori della didattica e dell'educazione ambientale e chiunque interessato, a vario titolo, alle tematiche descritte.
  • Durata: 12 ore in un week-end, da sabato mattina a domenica all'ora di pranzo, nei giorni 04 e 05 marzo 2017.
  • Modalità: didattica frontale, momenti di discussione in plenaria e visita ad un orto scolastico (nel pomeriggio della domenica è prevista una seconda visita facoltativa ad un altro orto scolastico).
  • Sede: l'intero corso si svolgerà presso la The Bilingual School of Lucca, realtà in cui viene portata avanti un'esperienza di orticoltura didattica a scuola, che si trova a Lucca. Si suggerisce l'ingresso da Via Nicola Farnesi di fronte al n. 360
  • Costi di partecipazione: € 175,00 (centosettantacinque/00) a persona. La quota comprende: partecipazione al corso, dispensa, documenti e materiali utili per il lavoro forniti su pen drive del partecipante, n.1 copia del libro “L'orto delle Meraviglie” di Emilio Bertoncini (MdS editore). Sono esclusi dalla quota vitto, alloggio e quanto non specificamente menzionato.
  • Modalità di iscrizione: Per richiedere informazioni o effettuare le preiscrizione è sufficiente scrivere all'indirizzo info@ortiscolastici.it.
  • Iscrizioni: da perfezionare entro le ore 20:00 del 20/02/2017 mediante versamento anticipato della quota di iscrizione.
  • Il docente: Emilio Bertoncini, agronomo e guida ambientale, finalista e vincitore di una menzione speciale dell'Agricoltura Civica Award 2013. Collabora con la Regione Marche per il progetto Ortoincontro riguardante i temi degli orti urbani e scolastici. Coinvolto in vari progetti  formativi ed educativi connessi all'orto e al giardino per le Conferenze Zonali dell'Istruzione di Lucca, Pistoia e Valdinievole e per i comuni di Montale (PT) e Quarrata (PT). E' autore dei libri “Orticoltura (eroica) urbana” e “L'orto delle Meraviglie”.
Il corso sarà attivato con un numero minimo di 12 iscritti.

Effimero, didattico, sociale: tre volti degli orti urbani

Proprio dove la nostra visione più o meno fantasiosa del mondo medievale vorrebbe vedere un fossato a protezione del castello, a Carcassonne, città francese della regione dell'Aude, c'è un orto, forse un giardino. A confondere le idee attorno ad un confine concettuale di per sé sfumato, ci pensa l'idea progettuale: si tratta di un orto-giardino effimero ideato dal paesaggista Bruno Marmiroli. Effimero perché nel perseguire l'obiettivo di creare uno spazio educativo per studiare e lavorare sul tema delle piante, esso muta ogni anno.
Così l'orto - giardino medievale del 2012 si è successivamente trasformato ospitando gli ortaggi arrivati in Francia del XVI secolo. Grazie al lavoro degli studenti del Lycée agricole de Charlemagne, che fin dall'inizio collaborano al progetto insieme alla locale scuola bilingue Calandreta, l'orto è stato trasformato ancora traendo ispirazione nella scelta delle piante dal lavoro dell'architetto Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc. L'ultimo tema utilizzato ha condotto alla realizzazione dell'orto - giardino dei fiori e delle piante mediterranee.

L'idea progettuale è interessante da molti punti di vista. Prima di tutto il coinvolgimento diretto e fattivo delle scuole. Gli studenti del liceo agrario non solo contribuiscono ogni anno alla progettazione del nuovo allestimento, ma lavorano concretamente alla sua realizzazione. La scuola bilingue franco - occitana progetta e realizza la cartellinatura con i nomi delle piante in latino, occitano e francese. In tutto questo il lavoro non è "una tantum", ma costituisce il progetto di ogni anno scolastico. Altro aspetto di grande interesse è il fatto che quello spazio, pur nella sostanziale (ma non completa) stabilità dell'organizzazione, muta ogni anno. Questo lo rende nuovo e produttivo di interesse e conoscenza anche per chi vive e lavora a Carcassonne. Infine, il visitatore che giunge a Carcassonne per ammirare la città fortificata viene sorpreso e condotto su un tema imprevisto e proposto in modo inusuale, quindi capace di generare attenzione. Sembra ovvio sottolineare che avere uno spazio di questo tipo a disposizione offre anche l'opportunità di creare momenti ed eventi a tema.

Se nell'esperienza appena descritta la funzione didattica è  di assoluto rilievo, nell'orto del Muse - Museo delle Scienze di Trento essa è centrale. L'orto si divide, infatti, in oltre 20 distinti spazi tematici che vanno dall'orto tipico del Trentino a quello sinergico, dall'orto dei piccoli frutti a quello dei fiori di campo. In occasione dell'anno mondiale delle leguminose lanciato dalla FAO circa metà degli spazi tematici quest'anno ospitano legumi. Si tratta di oltre venti specie e decine di varietà di legumi sia italiani, sia di altre parti del mondo, dal Giappone alle Americhe. Tra le specie presenti segnaliamo ceci, lenticchie, lupini, fave, piselli, cicerchie e fagioli. Per le specie e varietà rampicanti fanno bella mostra di sé anche varie soluzioni per sostenerle.
Come nel caso di Carcassonne, gli orti sono per lo più coltivati in letti rialzati con ampi spazi che consentono di muoversi e curiosare scoprendo particolari degli ortaggi spesso a noi sconosciuti. L'orto è nato in chiave didattica ed è oggetto di visite libere e guidate e di momenti didattici specifici. In questa estate è stato anche il teatro di un'iniziativa molto particolare: lo sportello legumi. Si tratta di momenti in cui i volontari del MUSE accolgono i cittadini che portano al museo semi di varietà locali di legumi. L'iniziativa è stata ideata per contribuire al recupero e alla conservazione delle cultivar locali.

L'uso del letto rialzato e una certa connessione con la storia locale ci porta al terzo caso presentato in questo articolo: gli orti del progetto "Il mio orto in città" del Comune di Palmanova, in provincia di Udine. All'interno della bellissima cerchia muraria che la caratterizza (altro elemento in comune con la cittadella fortificata di Carcassonne), Palmanova ospita l'ex Caserma Piave. Quasi a voler simbolicamente violare la barbarie nazista che trovò compimento tra le mura della caserma, sulla sua resede sono nati e stanno crescendo, anche di numero, gli orti urbani di cui si è dotata la città.

Gli assegnatari degli orti sono chiamati a coltivare nei 32 metri quadrati messi a loro disposizione ortaggi, piccoli frutti e fiori nel rispetto dei canoni dell'agricoltura biologica. C'è, però, nelle intenzioni del comune qualcosa di più, cioè la volontà di promuovere "luoghi sani di socialità". L'allestimento degli orti ha avuto luogo nel segno dell'incontro tra comunità con destini diversi in virtù del coinvolgimento di migranti - richiedenti asilo. Simbolicamente la consegna ai concessionari del lotto di orti inaugurato il 28 settembre 2015 è avvenuta proprio per opera dei profughi. Anche questo è un momento di grande valenza educativa e didattica.

Tutti e tre gli esempi sono sintomatici di come l'orto possa costituire un elemento versatile che alla praticità e utilità del raccolto di ortaggi ed erbaggi può affiancare facilmente funzioni di natura didattica e sociale.

[Le riflessioni di questo articolo sono frutto della visita ai tre orti che, pur effettuata in momenti diversi, mi ha fornito stimoli e spunti da condividere - per conoscere meglio il mondo degli orti urbani vi consiglio di leggere il mio libro "Orticoltura (eroica) urbana"]






Labirinti, angoletti e "spin off"

Foto presa in prestito dal sito "Piccola Penna"
Lucca, la città da cui è iniziata l'avventura di orticoltura didattica a scuola che mi vede coinvolto in prima persona, è una splendida città d'arte dalla ricca storia. Il suo duomo ospita una statua lignea del Cristo nota col nome di "Volto Santo" che per secoli è stata oggetto di pellegrinaggio da parte di chi percorreva la Via Francigena in direzione di Roma. Proprio al passaggio dei pellegrini sembra essere legata la presenza di un labirinto inciso su una delle colonne della cattedrale. Il labirinto è integro, salvo una scalfitura che da alcuni è attribuita ad un'unghiata del diavolo. Qualunque sia il significato del labirinto (si veda in proposito il sito di "piccola penna"), esso ha un grande valore simbolico ed è stato d'ispirazione quando abbiamo deciso di creare un settore speciale dell'orto scolastico della "The bilingual school of Lucca". Quel settore accoglierà piante capaci di stimolare i sensi e avrà la forma di un labirinto. Anzi, già è così, sebbene sia ancora in fase di realizzazione.

Tutto è iniziato con una passeggiata per la città che ci ha portati proprio davanti al duomo per osservare il labirinto. Subito dopo è iniziata la progettazione del labirinto dell'orto scolastico. Noti i dati geometrici di riferimento, sostanzialmente imposti dalle dimensioni dello spazio disponibile e dalla necessità di sviluppare in esso sia spazi in cui camminare, sia delle strisce di terreno in cui posizionare piante arbustive ed erbacee, i bambini hanno elaborato progetti individuali restituiti tramite un disegno. In parallelo si è proceduto al tracciamento dei cerchi su cui avrebbe dovuto essere impostato il labirinto. Sulla base delle suggestioni lanciate dai bambini si è passati alla lavorazione del terreno per avere un vero e proprio labirinto coltivabile.

Tale lavorazione, pur iniziata con i bambini, è stata svolta durante le vacanze di Pasqua così da far trovare il labirinto pronto per le piantagioni al rientro a scuola. La lavorazione è stata svolta manualmente e ha consentito di sagomare il terreno rialzandolo un po' rispetto al prato originario, cosa che metterà alcune piante al sicuro dai ristagni d'acqua che non mancano nei periodi piovosi.
Come testimoniato dalle immagini, la costruzione del labirinto è stata anche un'occasione per studiare geometria, introducendo il raggio e il diametro, e per inventare un compasso capace di tracciare un cerchio del diametro di sei metri, oltre che di utilizzare un sistema di tracciamento di linee a terra adeguato alla situazione (abbiamo usato polvere di gesso).

Completata la preparazione del labirinto è finalmente iniziata la fase di piantagione. Per il momento il labirinto ospita soprattutto bulbi, per lo più portati direttamente dai bambini, alcune piante aromatiche (salvia, rosmarino, timi, salvia ananas, santolina, elicriso, ecc.) e qualche fragola. Il centro del labirinto è stato simbolicamente seminato con un mais ottofile marchigiano e con girasole. Lo spazio per piantare è ancora molto e l'avventura del labirinto può ben dirsi "work - in - progress".
Nonostante questo è già molto chiaro che le cose più importanti che sono state seminate si chiamano cooperazione e condivisione.

Come scritto in apertura, Lucca è stata il luogo di partenza della storia raccontata della mia avventura nel mondo degli orti scolastici. Una storia che si tinge d'orto, ma che spesso lo reinterpreta per favorirne la capacità di fornire alla scuola e ai servizi educativi opportunità in linea con la loro mission. Il fare orticoltura didattica ha assunto una declinazione assai particolare nei nidi d'infanzia del Comune di Quarrata (PT) dove  è stata inserita nelle attività del PEZ - progetto educativo zonale - rivolte ai bimbi della fascia 0-3 anni. In questo contesto l'orto è stato trasformato in esperienza manuale e sensoriale e, a seconda delle opportunità offerta dai singoli contesti, ha dato luogo alla coltivazione di ortaggi e piante aromatiche in piena terra, alla piantumazione di alberi da frutto, alla nascita di orti in cassetta e allo svolgimento di laboratori con i genitori dei bambini. In quest'ultimo caso si svolgono semine in vari tipi di contenitori che vengono poi portati a casa e lì cresceranno con la cura attenta dei bambini.

Tra queste cose se ne è inserita una che a ha assunto particolare importanza. Si tratta della nascita di un piccolo angolo destinato a raccogliere le piante portate al nido dai bambini della cui cura si faranno man mano carico le famiglie. L'angolo in questione è una porzione di prato di difficile gestione proprio per la peculiare forma geometrica. Esso è stato vangato ed è diventato le scenario di lancio di un invito alle famiglie, cioè quello a piantare o seminare qualcosa.
L'invito è stato rafforzato in occasione di due laboratori di orticoltura rivolti ai bambini con le rispettive famiglie e il successo è stato notevole: non solo sono arrivate molte piante, ma le persone sono state capaci di cooperare per la messa a dimora delle stesse.

Il risultato è che un angoletto anonimo e problematico è divenuto un luogo di cura e osservazione, anche grazie al posizionamento sul posto di alcune panchine e alla disponibilità di un annaffiatoio.
Inutile dire che questo è solo un inizio e che ci vorrà un po' di tempo per capire se il messaggio lanciato si trasformerà in buona pratica, però il tentativo è in corso e vuole essere uno stimolo per chiunque voglia rendere più attraente il fuori di un nido determinando, al contempo, forme virtuose di coinvolgimento delle famiglie.

Per rimanere in tema di messaggi forti, chiudiamo segnalando che forme di coinvolgimento e partecipazione sono già in essere e dovranno svilupparsi sempre più in un'iniziativa che nasce da quella degli orti scolastici e che emula il tentativo ben riuscito dell'Orto del Giardino della Lumaca di Pietrasanta (LU). Si tratta de "La comunità dell'orto", il progetto che mira a far nascere un community garden a Lucca. Le associazioni "Ecoland - educazione e natura" e "Quartiere San Concordio" hanno, infatti, ottenuto in concessione dal Comune di Lucca un parco pubblico e stanno avviando il percorso che porterà alla nascita del community garden. Tra i principali promotori dell'idea figura chi sta scrivendo ma, ancora una volta, il risultato più importante sembra essere la volontà di fare cose insieme stimolando il senso di comunità che troppo spesso si è affievolito. Ancora una volta si semina e si rimane in attesa di quel che sarà. Intanto il nostro progetto di orticoltura didattica, dopo quello dell'Orto della Lumaca, festeggia questo secondo "spin - off".





L'Orto delle Meraviglie esiste

La prima volta che me ne hanno parlato è entrato direttamente nell'alone della leggenda. E' questo lo spazio degno di ospitare i racconti legati ad un orto di quasi duemila metri quadrati nel quale più classi di un istituto comprensivo scolastico si alternano al lavoro. 

Ci sono voluti mesi prima di assistere ad una presentazione svolta da due figure fondamentali per l'Orto Scolastico di Pergola, in provincia di Pesaro-Urbino: Angelo, il dirigente scolastico dell'istituto, e Paolo, un agricoltore molto speciale che plasma la terra marchigiana, con la complicità di un video realizzato qualche anno prima, hanno regalato un pomeriggio memorabile ai partecipanti a "OrtoIncontro", un corso di formazione organizzato dalla Regione Marche. Memorabile perché è stata l'occasione per vedere le immagini della vita di questo orto, ma anche perché i due hanno inscenato un siparietto capace di mettere insieme divertimento, ilarità e cose molto serie, come l'educazione dei bambini e il futuro. Fantastico lo sketch iniziale, involontario ma evocativo di ciò che sarebbe seguito: Angelo si presenta come dirigente scolastico figlio di contadini e Paolo lo interrompe dicendo "Angelo, tu lo sai, ma loro no, quindi dobbiamo dirglielo: io sono un contadino figlio di una maestra". Forse è questa una delle chiavi del successo di un orto scolastico che, come più volte ho ripetuto, fa cose meritevoli senza quasi dargli l'importanza necessaria, almeno sul piano mediatico. Qualche giorno dopo mi sono ritrovato a risalire la vallata che porta a Pergola in compagnia di un manipolo di persone che guardano al futuro (proprio e degli altri) e credono che un orto possa essere lo scenario giusto per costruire nuovi percorsi di sviluppo. 

L'accoglienza all'istituto comprensivo di Pergola è stata meravigliosa: un sorriso da tutti per tutti e, sopratutto, la chiara evidenza che l'orto scolastico sia un bene comune, uno spazio in cui si valorizzano le funzioni dell'istituzione Scuola (si, quella con la S maiuscola). Maestre e professori che si alternano a raccontarci come l'orto sia un laboratorio che supporta la didattica ordinaria in tutte le aree disciplinari, bambini e ragazzi orgogliosi di un patrimonio che li aiuta a crescere, un contadino straordinario (Paolo) che ha reso le insegnanti pressoché autonome nella gestione ordinaria dell'orto, il cuoco della mensa interna che ci spiega come usa i prodotti dell'orto e molto altro. 

Ma un orto vive della terra, ha una sua storia e degli attori. La terra è arrivata quasi per sbaglio quando un progetto di orti sociali è fallito e il Comune di Pergola ha deciso di dare quello spazio in uso alla scuola. Nella scuola un contadino illuminato stava curando un piccolo orto ed è parso del tutto naturale evolvere in qualcosa di più grande. Angelo, il dirigente, e tutti gli insegnanti hanno colto al balzo un'occasione più unica che rara ed è nato quello che mi piace chiamare, riprendendo il titolo di un progetto a me caro, "l'Orto delle Meraviglie". Le meraviglie sono bambini e ragazzi che nel giorno della nostra visita si alternano al lavoro nell'orto. I più piccoli con competenza ed entusiasmo raccolgono le fave che più tardi mangeremo a mensa, i più grandi tagliano il foraggio con la "falciana" (quella grande falce che i più conoscono come terribile arma della morte quando viene illustrata in storie e fumetti) e la affilano battendola. 

Non è una recita ben preparata: lo si capisce dalla naturalezza con cui vengono fatte le cose, dalle risposte alle domande, dall'orgoglio di bambini che da grandi capiranno meglio la propria terra. E' un orgoglio buono che non sconfina nel far mostra di sé. E forse è proprio per questo che questo orto incredibile circoscrive la propria notorietà ai racconti dei curiosi che vengono a visitarlo o ai momenti in cui la scuola viene invitata a parlarne. A suo modo questa voglia di riservatezza, di lavorare lontano dai riflettori, è un valore aggiunto. Al tempo stesso è un peccato che un esempio virtuoso come questo non sia conosciuto da tutti. 

Mi rivedo mentre scendo lungo la valle che mi porterà via da Pergola e sento il cuore colmo come quello di chi ha appena vissuto un'avventura straordinaria. Penso alle parole di Paolo: "Sai, quest'orto per me è molte cose... è anche il riscatto di sentire i miei figli orgogliosi perché il loro padre è un contadino che insegna a scuola". Si, questo è davvero l'Orto delle Meraviglie! 

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Per sentire un racconto sull'orto di Pergola segui questo link: http://amisnet.org/agenzia/2014/06/12/dallorto-mensa-scolastica-i-giovani-agricoltori-pergola/