Agricoltura, formazione e innovazione: l'esperienza delle visite del corso "Agricom Piante Officinali"

L'agricoltura vive un momento a suo modo storico e non solo per meriti propri. Ciò che in questi anni sta cambiando è il modo in cui la comunità urbana guarda all'agricoltura. Ad un osservatore competente e attento non sfugge che questo cambiamento può presentare, insieme a molte opportunità, delle criticità. Una di queste è che dell'agricoltura venga creata un'immagine nuova, ma anche terribilmente distante dalla realtà.
E' anche per questo motivo che quando ho l'opportunità di essere docente in corsi di formazione professionale cerco sempre di abbinare alle lezioni in aula momenti laboratoriali, tesi a dare un minimo di fisicità a quello di cui si parla, e visite in aziende agricole o sul territorio. Credo, infatti, che l'agricoltura si possa capire solo andando nelle aziende agricole. E capire è un passaggio fondamentale per maturare una nuova consapevolezza di ciò che l'agricoltura è e potrà diventare.

Del resto ogni formatore dovrebbe ricordare che il proprio ruolo non è quello di istruire passando informazioni o di addestrare trasferendo mere competenze tecniche, bensì quello di agire sui comportamenti e modificarli in senso migliorativo (o almeno ritenuto tale). Far comprendere cosa possa essere l'agricoltura oggi, nell'era della multifunzionalità e dell'apertura a mercati sempre più grandi e mutevoli è, quindi, un vero e proprio must del formatore in questo settore.

Questo è il motivo per cui, tra le mille difficoltà di questo strano mondo, in occasione di una docenza svolta nella primavera del 2015 per conto dell'agenzia formativa Seridform (www.serindform.it) nell'ambito del corso "Agricom Piante Officinali" finanziato dalla Provincia di Lucca sui bandi FSE, ho inserito la visita a tre aziende agricole che, a modo loro, interpretano l'agricoltura e la relazione col mercato in modo innovativo.

La prima azienda visitata è stata AeffeFloricoltura di Albenga (www.aeffefloricoltura.com). Il gruppo di corsisti col quale ho effettuato la visita sulle prime è, forse, rimasto un po' interdetto dal fatto che il titolare che ci ha accompagnati nella visita ha esordito parlando di packaging e certificazione di un proprio modello produttivo (per di più diverso dall'imperante "bio"). La cosa è normale perchè in molti avvicinandosi al mondo agricolo sono convinti che l'agricoltura sia soprattutto un fatto tecnico e produttivo. Forse non lo è mai stato, ma oggi lo è ancora di meno: l'agricoltura è relazione col mercato. E la relazione è comunicazione. Ecco che una delle innovazioni nella storia recente dell'azienda è stata proprio il nuovo e moderno packaging capace di comunicare. Un packaging originale che avvolge o sostituisce il vaso nel quale vengono vendute le piante, ma anche un packaging dai contenuti originali e fortemente innovativi. Uno di questi è quanto l'azienda si è trovata a far certificare da un organismo di parte terza: l'assenza nelle piante aromatiche presenti nel vasetto di residui di fitofarmaci e altri potenziali inquinanti. Assenza certificata che è frutto di un'importante innovazione: la vendita di piante ornamentali per il consumo alimentare umano. Già, la classica lavanda, il rosmarino e il timo, un tempo prodotte come piante da giardino, si sono trasformate in piante aventi, oltre a quello ornamentale, un uso alimentare. Grazie a queste nuove garanzie possono arrivare nel giardino di casa o sul balcone, crescervi come piante ornamentali, ma anche essere utilizzate da subito raccogliendone fin da subito la droga (la parte di pianta che utilizziamo).

La seconda azienda visitata, sempre ad Albenga (SV), è stata l'Azienda Agricola Raviola (www.amoriearomi.it). Qui l'innovazione è di nuovo duplice. La prima si collega, come quella dell'azienda precedente, alla relazione col mercato, la seconda al metodo produttivo.
L'innovazione che guarda al mercato è quella di mettere in un unico vassoietto munito di un comodo manico 6 vasetti con altrettante piante aromatiche. Inutile dire che i loro vasetti veicolano informazioni e link al web per spiegare i possibili utilizzi a chi le comprerà. Questa innovazione
"di relazione" si accompagna a quella organizzativa a produttiva. Anche per ovviare ai limiti dimensionali dell'azienda, sui quali non sarebbe stato possibile agire, l'azienda è andata incontro ad una forte automazione del processo produttivo (video a lato). Questo, oltre a far crescere i livelli di produttività, ha permesso di aumentare l'occupazione stabile in azienda (un'occupazione di migliore qualità sociale rispetto a quella stagionale legata ai picchi produttivi del passato) e di migliorare il comfort e la sicurezza del lavoro in azienda. Già, i lavoratori dell'azienda non trascorrono più la maggior parte del proprio tempo lavoro piegati al sole o sotto la pioggia, ma lavorano comodamente e in sicurezza nelle aree coperte e climatizzate dell'azienda.

L'ultima visita ci ha proiettati in un esempio virtuoso di azienda agricola vocata alla multifunzionalità: la Versil Green (www.elenagiannini.com) di Massarosa (LU). Qui abbiamo avuto modo di capire come un'azienda che produce piante officinali possa abbinare la didattica alla produzione e di capire come la didattica possa costituire un modo innovativo di relazionarsi col mercato. Al di là dell'esperienza aziendale, raccontata dalla bravissima Elena Giannini che ne è titolare, lo spunto è stato davvero buono per valutare scenari nuovi per la relazione tra azienda, mercato e comunità.

Tre visite che, a mio modo di vedere, sono state capaci di qualificare un percorso formativo breve ed intenso e che hanno offerto, oltre a numerosi spunti per chi si dedicherà alla produzione o alla consulenza, l'occasione di modificare il modo in cui può essere vista e vissuta l'agricoltura: un settore destinato a crescere di importanza anche e soprattutto grazie alla sua capacità di innovare e comunicare.

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[Un grazie a tutte le aziende che si sono aperte alla visita durante il corso]